Cappella Santa Rosalia

La storia di Santa Rosalia

Santa Rosalia visse a Palermo tra il 1130 e il 1170, in questo periodo di sensibilità religiosa visse la sua vita in solitudine e preghiera. Non si sa nulla di certo sulla sua famiglia, ciò che la tradizione ci racconta è che fu di famiglia nobile, discendente di Carlo Magno, alla sua famiglia fu concesso, da parte di Ruggero D’Altavilla , un grande possedimento alla Quisquina e il monte delle Rose in contrada Realtavilla, ad Agrigento. Rosalia fu damigella d’ onore della regina Margherita, figlia del re di Navarra. Fu proprio all’età di 15 anni che, promessa in sposa al conte di Baldovino, manifestò il desiderio di dedicarsi alla vita religiosa. Così abbandona la casa paterna per rifugiarsi presso una cavità carsica presso il bosco di Quisquina per circa 12 anni. A testimonianza di questa ipotesi vi è una incisione ritrovata incisa all’ingresso: ROSALIA SINIBALDI QUISQUINE ET ROSARUM DOMINI FILIA AMORE D/NI MEI JESU CRISTI IN HOC ANTRO HABITARI DECREVI. Quando abbandona la grotta di Quisquina si sofferma per breve tempo presso l’abitazione del padre per rifugiarsi successivamente presso un’altra grotta, situata presso Montepellegrino. Qui Rosalia morì dopo circa 8 anni. Qui si fece murare negli ultimi mesi di vita, dove morì il 4 settembre.

Il Miracolo

Nel maggio del 1624 la città di Palermo venne contaminata dal virus della peste, L’epidemia fu talmente vasta che morirono migliaia di abitanti. Girolamo La Gattuta il giorno di Pentecoste salì sul Montepellegrino dove ebbe la visione della Vergine Maria e di Santa Rosalia che gli indicarono il punto esatto dove trovare un tesoro. Nel luogo indicato vengono ritrovate delle ossa umane sotto una lastra di marmo. Molte persone si recarono per pregare e bere l’acqua miracolosa del monte ottenendo così molte guarigioni. Proprio in quell’anno Santa Rosalia viene proclamata patrona della città di Palermo per volere del popolo. Il 13 febbraio del 1625 il saponaro Vincenzo Bonelli preso dal grande dolore per la morte prematura della moglie si reca sul Montepellegrino con l’intenzione di suicidarsi gettandosi dalla cima. A fermare l’insano gesto vi è l’apparizione di Santa Rosalia, comunicandogli di riferire all’arcivescovo Doria di non dubitare più dell’autenticità delle ossa e di portarle in processione per la città perché risolva il problema della peste. Inoltre predice la morte del saponaro, detto anche il cacciatore, della stessa morte della moglie. Come predetto dalla Santa, Bonelli si ammala e in punto di morte racconta dell’apparizione all’Arcivescovo. Il Cardinale colpito dal racconto di Vincenzo Bonelli, convoca la commissione di teologi e medici riconoscendo nelle ossa il corpo di una giovane donna. Poiché era risaputo che l’unica donna a vivere sul Montepellegrino fu proprio la giovane Rosalia, ne venne riconosciuta l’autenticità. Così il 9 giugno del 1625 si svolse la processione delle ossa di Santa Rosalia con la partecipazione di moltissima gente. Al passaggio delle ossa e al canto del “Te Deum Laudamus”(come aveva richiesto la Santa durante l’apparizione a Bonelli) gli ammalati guarirono miracolosamente dalla peste, sotto gli occhi di tutti.